I.
"Alla luce del significato storico attribuito al superamento delle
difficoltà connesse alla divisione del continente europeo e alla necessità di costruire
basi solide per l'Europa del futuro", i trattati di Maastricht indicano la strada
verso una "Unione europea" che garantisca la parità delle condizioni di vita e
delle opportunità per i cittadini in Europa.
Questa strada passa dall'Unione economica e monetaria, la cui
realizzazione è prevista a partire dall'1 gennaio 1999 con la moneta unica
"Euro".
1. L'Unione economica e monetaria quale base materiale per l'Europa del
futuro potrà essere contemplata ed attuata soltanto a condizione di impostare la libertà
dello scambio di merci, servizi e capitali sul principio della giustizia sociale.
A tal fine devono essere soddisfatte due premesse:
Deve essere istituito un quadro unitario per definire la struttura di
un regime fiscale in base al quale tutti i cittadini vengano chiamati al pagamento delle
tasse proporzionalmente alla loro capacità economica individuale, un passo decisivo verso
una giustizia fiscale più efficace ed al tempo stesso verso la giustizia sociale (vedi
punto 4).
Amministrazioni finanziarie competenti ed efficienti devono creare la
struttura di base per l'applicazione pratica di tale regime fiscale.
2. L'economia di mercato non è un'economia di mercato aggressiva, né
un'economia impostata sul capitalismo manchesteriano; senza l'attributo
"sociale" non ha radici in uno Stato di diritto sociale. Può prosperare solo se
le forze del mercato libero operano nel campo della giustizia sociale.
3. Le società europee son lungi dall'aver raggiunto questa meta, pur
se ognuna in misura diversa. In molti paesi il divario tra poveri e ricchi è in continuo
aumento: da un lato, soltanto nell'UE vi sono quasi 20 milioni di disoccupati, dall'altro
c'è chi guadagna stipendi altissimi in molti settori dell'economia privata. Il legame tra
i due poli - un ceto medio economicamente più produttivo di cui fa parte anche il
servizio pubblico - s'indebolisce sempre più.
Conseguentemente viene turbata la pace sociale. Le manifestazioni
organizzate in molte capitali europee, ma soprattutto la marcia dei sindacati europei
contro la disoccupazione, confermano questa realtà in modo particolarmente efficace.
Quando improvvisamente salgono le azioni delle imprese che riducono il
maggior numero di posti di lavoro, compromettendo le condizioni lavorative, questo
meccanismo cinico delle borse - shareholders value - pregiudica la pace sociale assumendo
proporzioni pericolose.
Quando cala la quota delle imposte percepite perché sempre più spesso
i profitti vengono trasferiti in zone a bassa imposizione fiscale nel mondo intero,
Quando contribuenti in condizioni economiche agiate ricorrono ad
espedienti legali per azzerare il loro debito fiscale,
Quando la criminalità economica e fiscale realizza alti profitti,
lo Stato di diritto sociale si trova di fronte a sfide allarmanti.
4. Con preoccupazione crescente, per non dir meno angosciosa, l'UFE
constata che la crisi strutturale delle amministrazioni finanziarie europee
(amministrazioni fiscali e doganali) ha condotto ugualmente ad una crisi della giustizia
sociale.
Difatti: la giustizia sociale può evolvere solo se ne viene garantita
l'essenza, ossia un sistema di imposizione uniforme, non solo per mezzo della legislazione
fiscale e doganale, bensì anche attraverso l'applicazione della legge. Un sistema fiscale
equo che operi in questo modo chiama tutti i cittadini a versare i contributi
proporzionalmente alla loro capacità economica individuale, crea le premesse per una
lotta efficace contro la criminalità fiscale ed economica e consente inoltre di ridurre
l'onere fiscale. Giustizia sociale e giustizia fiscale vanno di pari passo. Sono entrambe
componenti di un ordinamento giuridico e finanziario stabile, fondato su chiari principi.
5. Le amministrazioni finanziarie svolgono perciò una funzione di
centrale e fondamentale importanza nel processo di integrazione europea. Il personale
delle amministrazioni finanziarie in Europa è consapevole del suo ruolo e della sua
funzione di promotore, all'interno di uno Stato di diritto sociale, oltre che della
giustizia fiscale anche di una maggiore giustizia sociale.
I dipendenti delle amministrazioni finanziarie in Europa sono decisi a
prestare il loro contributo a favore di una maggiore giustizia fiscale nella lotta contro
la criminalità economica e fiscale.
I dipendenti delle amministrazioni finanziarie si schierano dalla parte dei
contribuenti onesti e puntuali. "Sono tutti sulla stessa barca", poiché i
contribuenti onesti pagano con un onere fiscale elevato e pregiudicante lo scotto per la
criminalità fiscale ed economica.
I rappresentanti del personale finanziario in Europa riuniti a Bonn,
solidali in seno all'Unione dei lavoratori finanziari europei (UFE), attendono dai
responsabili politici delle amministrazioni finanziarie a livello nazionale ed europeo un
aiuto concreto articolato in due fasi:
un'analisi realistica della situazione all'interno delle
amministrazioni finanziarie europee e, fondata su quest'ultima,
l'elaborazione di una strategia pertinente e plausibile volta a
superare i deficit individuati, ad incrementare l'efficienza delle amministrazioni
finanziarie e a consentire ai dipendenti di adempiere al loro importante incarico.
Con cognizione di causa il comitato approva l'8 settembre 1997 a Bonn
la
"Carta delle
amministrazioni finanziarie in Europa".
II.
Analisi della situazione
1. Leggi fiscali complicate
Le leggi fiscali (leggi fiscali e doganali) sono sempre più
complesse poiché si vogliono conseguire tutti gli obiettivi possibili e immaginabili
dello Stato attraverso il diritto fiscale. La profusione di norme che sommerge le
amministrazioni finanziarie in Europa, dovuta oltre che alle leggi fiscali anche ad una
serie di ordinamenti, direttive, decreti, sentenze ecc. marginali, diventa sempre più
sconcertante.
Contemporaneamente il diritto comunitario esercita un'influenza sempre
più percettibile sul diritto fiscale nazionale, che a sua volta va complicandosi. Il
mercato unico europeo e l'Unione economica e monetaria finiranno con l'accentuare questa
tendenza.
2. "Dumping fiscale"
Il "dumping fiscale" assume dimensioni sempre più
vaste. Il trasferimento degli utili in zone a bassa imposizione fiscale procura enormi
perdite fiscali nei paesi caratterizzati da un effettivo aumento dell'attività economica
e risulta in una distorsione della concorrenza.
Il "dumping fiscale" ostacola inoltre l'applicazione di una
giustizia sociale più efficiente.
Difatti: l'onere fiscale viene necessariamente spostato sulla base
imponibile meno mobile, il lavoro, provocando un aumento della tassazione dei lavoratori
dipendenti.
3. Principio del paese di destinazione = porta aperta alla
criminalità economica e fiscale
Dall'istituzione del mercato unico europeo l'1 gennaio 1993 si
è riscontrato un aumento preoccupante della criminalità fiscale, dovuto in particolare
al regime transitorio dell'imposta sulle entrate, il cosiddetto "principio del paese
di destinazione" (l'imposta sul valore aggiunto viene riscossa dallo Stato membro sul
cui territorio avverrà il consumo finale delle merci o dei servizi venduti). Il lavoro
prestato finora senza difficoltà dalle amministrazioni doganali viene affidato alle
autorità finanziarie locali all'interno del paese, suscitando un'esigenza di informazione
e di controllo che le amministrazioni fiscali non sono in grado di soddisfare.
Sono stati introdotti regolamenti complessi per localizzare la
provenienza dei fatturati imponibili. Esistono attualmente almeno 25 ordinamenti distinti
per stabilire il luogo in cui un fatturato va tassato, il ché genera costi amministrativi
elevatissimi, sia per le imprese che per le amministrazioni finanziarie.
In linea di massima si può definire il "principio del paese di
destinazione" una porta aperta alla criminalità fiscale ed economica, anche nella
loro manifestazione più grave, ossia la "frode itinerante". Per via della
ripartizione dell'attività economica nei vari Stati membri, nessun paese è più in grado
di esercitare un controllo globale sull'attività commerciale di un'impresa né di
accertarsi della legittimità delle ritenute. Le sole "frodi itineranti" causano
perdite fiscali per decine di miliardi.
4. Amministrazione fiscale e doganale - un'arma inefficace contro
la criminalità fiscale ed economica
Il risultato è allarmante:
Le amministrazioni fiscali europee non riescono a svolgere il
loro compito di sorveglianza. Non sono in grado di sfruttare le fonti d'imposizione
disponibili. Ovunque, pur se in misura diversa, si creano enormi lacune nel personale. Nel
complesso si osserva una riduzione del personale nonostante il lavoro aumenti in modo
dinamico.
Per via della scarsa disponibilità di personale all'interno dell'amministrazione
doganale, una lotta efficace contro la criminalità economica viene notevolmente
ostacolata, se non addirittura resa impossibile. Le quote di ispezione stabilite per le
merci sottoposte all'organizzazione comune dei mercati dell'UE non possono più essere
osservate a causa della carenza di personale; vengono inoltre commesse infrazioni alle
disposizioni nazionali in materia di economia estera ogni qualvolta si effettuano
trasporti interni che le amministrazioni doganali non sono in grado di individuare.
Secondo la Corte dei conti, soltanto con il contrabbando di sigarette si verificano, per
esempio in Germania, perdite fiscali per un valore di quasi tre miliardi di marchi
all'anno.
Infine, l'insufficienza operativa delle amministrazioni doganali
pregiudica in modo preoccupante la sicurezza negli Stati membri dell'UE.
5. Criminalità fiscale e criminalità economica in forte aumento
Questa situazione crea le premesse per un aumento notevole
della criminalità fiscale ed economica, sostenuta sempre più dalla criminalità
organizzata, e nei cui confronti le amministrazioni finanziarie europee sono sprovvedute.
Secondo le valutazioni dell'Istituto degli Studi superiori di Vienna,
l'economia clandestina detiene fra il 10% e il 20% del prodotto interno lordo
dell'economia nazionale europea. Dal 1970 si è assistito ad un raddoppiamento della quota
nei paesi dell'UE, in un periodo in cui molti Stati membri hanno dovuto sormontare enormi
deficit di bilancio. Le perdite fiscali all'interno dell'UE sono valutate a non meno di
300 miliardi di ECU.
La solidarietà sociale viene compromessa in una situazione in cui gli
uni si sottraggono ai loro obblighi fiscali mentre altri vengono oberati di tasse oltre i
limiti della loro capacità economica. I contribuenti onesti pagano così lo scotto per la
criminalità fiscale e l'economia clandestina.
Le restrizioni poste alle condizioni lavorative nel settore pubblico da
un lato, e l'incitamento ostentato alla criminalità fiscale ed economica dall' altro,
nonché il mancato sfruttamento delle fonti di imposizione disponibili, creano un clima di
contrarietà sociale.
III.
Sette esigenze fondamentali per il consolidamento delle amministrazioni
finanziarie in Europa
Per consolidare l'amministrazione
finanziaria in un'Europa unita,
per garantirne l'efficienza,
per il bene dei contribuenti onesti e puntuali,
per la protezione dei consumatori nell'ambito della circolazione
internazionale delle merci
L'UFE invita i responsabili politici in Europa ad impegnarsi affinché
le amministrazioni finanziarie europee possano svolgere il loro compito di centrale
importanza all'interno di un mercato unico europeo e dell'Unione economica e monetaria.
1. La struttura delle leggi fiscali va armonizzata; contemporaneamente
potrà essere sfruttata l'eventualità di una reale semplificazione della legislazione. .
Occorre in particolare armonizzare la tassazione dei redditi provenienti dai capitali,
onde abolire la non-tassazione dei risparmi transfrontalieri e garantire la libera
circolazione dei capitali in seno ad un mercato unico dei capitali.
Il "dumping fiscale", causa di distorsione della concorrenza
e ostacolo alla libera circolazione di merci, servizi e capitali, deve essere debellato.
2. La pianificazione delle risorse umane va orientata in funzione
dell'aumento degli incarichi e realizzata in base ad un'analisi degli stessi. I
responsabili del bilancio non possono impostare la creazione di nuovi posti di lavoro sul
criterio della "distribuzione della carenza", ma devono valutare le esigenze di
personale in funzione dell'aumento degli incarichi.
3. Nell'insieme, unitamente allo sviluppo del settore privato e delle
professioni di consulenza fiscale, va garantita la competitività del personale delle
amministrazioni finanziarie
mediante condizioni lavorative più attraenti,
mediante una valutazione pertinente del "valore di mercato"
dei lavoratori dipendenti in seno alle amministrazioni finanziarie europee,
mediante migliori prospettive future,
mediante l'assunzione a vita, onde salvaguardare l'indipendenza interna
ed esterna degli impiegati.
4. Lo scambio di personale tra gli Stati membri dell'UE va
intensificato. Una collaborazione efficiente potrà sorgere e prosperare solo se ai
dipendenti delle amministrazioni fiscali e doganali verranno illustrati i principi, oltre
che del diritto comunitario, anche dei sistemi di diritto fiscale e doganale in vigore
negli altri paesi membri dell'UE, compresa l'organizzazione amministrativa. Questo apporto
deve verificarsi sia a livello teorico che pratico, ossia offrendo ai dipendenti
l'opportunità di soggiornare negli altri paesi membri dell'UE.
L'estensione del programma "Matthäus-Tax-Programm", già
operativo nel settore delle imposte indirette, al settore delle imposte dirette
costituisce quindi una priorità.
5. Nella lotta contro le pratiche abusive nel campo dell'imposta sul
valore aggiunto e delle imposte di consumo, il programma "FISCALIS" della
Commissione dell'UE segna un passo nella direzione giusta. Il programma prevede
segnatamente lo scambio di informazioni mediante un sistema informativo inerente
all'imposta sul valore aggiunto, seminari ed esercizi di controllo multilaterali,
un'iniziativa di formazione quale introduzione al programma "FISCALIS", nonché
il servizio linguistico.
Il progetto va realizzato quanto prima e l'UFE dovrà intervenire in
tutte le fasi della sua attuazione ed evoluzione.
6. Per coordinare il lavoro delle amministrazioni doganali europee
nell'ambito della lotta contro l'evasione fiscale e la criminalità organizzata, è
necessario istituire un ufficio europeo di investigazione doganale, incaricato di
garantire una lotta coerente contro la criminalità doganale e di ottimizzare le misure
individuali delle amministrazioni doganali.
Occorre inoltre instaurare una cooperazione a livello delle attività
doganali in generale mediante un'autorità amministrativa europea distinta,
"EURODOGANA".
7. Dal programma d'azione "Dogana 2000" dell'UE vanno tratte
le necessarie conclusioni. L'obiettivo europeo, definito inoltre dalla commissione di
inchiesta del Parlamento europeo con riguardo alle irregolarità del regime di transito,
deve concretizzarsi in un'amministrazione doganale europea unica.
A tal fine le amministrazioni doganali dovranno seguire uno sviluppo
interattivo all'interno dell'UE. Questa esigenza riguarda in modo particolare le
tecnologie dell'informazione ed il modello delle pratiche amministrative.
In questo contesto la formazione e la specializzazione professionali
assumono un significato determinante. Onde garantire l'uniformità delle attività
amministrative, i dipendenti dell'amministrazione doganale reclamano l'istituzione di
un'accademia doganale europea con competenze nel campo della formazione e della
specializzazione professionali. L'accademia doganale dovrà essere stabilita in un paese
dell'UE già dotato di un modello di formazione professionale elevato, nonché di un corpo
insegnante per tutti i settori di attività e gli orientamenti di carriera delle
amministrazioni doganali dell'UE, o che disponga fin d'ora di un centro di formazione
accademica.
L'UFE, in veste di rappresentante ufficiale dei dipendenti
dell'amministrazione doganale e fiscale europei, dovrà conseguentemente e prontamente
intervenire nell'applicazione del programma d'azione "Dogana 2000" e nella sua
concretizzazione ed evoluzione, ritenute particolarmente urgenti e indispensabili.